la mattina, forse. e di seguito

è la mattina, la mattina, la mattina: questo crescente stemperarsi, ossidarsi le maglie del buio
la mattina, la mattina è il Crescente: il Solvente: il Drenante, il Defaticante!
è l’Arborescente, silenzioso sèfiro, il molto paziente gioco di radice
l’infiltrarsi a salire dai marciapiedi di luce luce luce, dalle stanze delle finestre dei letti: dei letti delle notti e di tutti i letti che hanno respirato vivi, da questi a questi ancora luce!
*
è il giorno, il giorno questo spandersi in sillabici furori, questo alternarsi di marine immaginarie nello spegnersi di lampade, il palesarsi dei futuri
è una colonna greve che piange più e più capitelli, sfianca la mente
si fa la città: attorcigliando e attorcigliando le rase case, suppurando dai vulnera dei tetti piovendo s’un asfalto finalmente trovata istituzione!
*
ma cos’è che chiama, chiama, ch’è un picchiettio ordinato e un gemere di valvole e ubriachezza di strumenti, e astrolabi e contatori?, cos’è che resiste che permane,
che fiaccando le attese svuota e sbatte orologi?, è il canto que trata de España?,
è l’adelante lo snervante profumo dell’essere, dell’essere a-capo o all’ancora,
ma ancòra a filo doppio tessuti al mondo ed esser-di-nuovo, poiché svegli, ancora ancora?
*
è vita, forse, vita, si dice, si grida: vita!, vita si chiama codesto? e come chiamarlo il Perturbante il Restante il Durante, tondezza levigata boa immensa dell’essere, forse anche l’essere tu e di contro l’essere questo, l’immenso che è il sempreoggi il camminante: il trascorrere, peso schiacciacittà!
*
e questo fuori, è fuori eterno questo infuriare all’aperto, questo che sibila e bacia, l’attesa che grava a sforzo infinito sulle membra in riposo: forzato riposo del ricominciare e
*
sarebbe vita, ancora, anche questo: tu uomo, l’animale che la sfortuna di domani rende sfortunato l’oggi, e puoi ancora dire qualcosa e puoi ancora accettarla, e accettarla così a suon di sveglie di voci bestemmie e latrati dal Fuori, a suon di onestà dignità senza fronzoli, vita!
*
e già costa l’alzarsi l’andare il venire, l’imbracciare l’afferrare e intraprendere idee, l’afferrarsi alle idee, le azioni: cose pronte al mattino e pendule dai rami del mattino, è già duro, già duro così
*
e quest’alzarsi aprire bene occhi e mente e camminare riconoscere contare, figuriamoci elaborare e partorire, ad esempio, il proprio quotidiano contributo all’edificazione del Socialismo ed ecc. ecc.
*
pure, nel fuori, pure, devo dire riconoscere ammettere, pure, nel fuori ci sei c’è la Tua c’è il di-te, un’anima una voce, la voce, la tua, la tua pietralata, urbanizzata carrabile metafora, la tua pianterreno scala A non riconosco il pulsante, mi indichi? mi indichi? dove la luce?
*
ma cos’è, insomma, cos’è, in primis e in ultimis, questo, questo: cos’è?
lo vedi di seguito tutto lo vedi
è tutto un posare parole sempre un posare parole,
lo vedi, ecco, ‘sto ritmo di passi: sono io che cammino, sei tu,
certo, anche il Tutto, le strade e città e rettangoli e i Canti di vita, gli sbirri, le azucene in camicia, l’improvvisa primavera, la morte abitudine, gli occhi e la terra, certo, ma la mattina, anche,
*
e anche sei tu.
*
[Pausa]
*
tu che non le hai prese per comiche
eppure hai riso
alle mie smanie napoleoniche,
bello sarebbe avere in una vita
di sbandamenti
una sorta di carriera implicita;
tu me la tendi
me la tendevi ieri che dicevi:
“Voglio essere la tua Felicita”;
ma vogliamo lasciar questi pensieri?
le vetuste immagini di Napoli,
a casa tua,
*
e le damine tutte svenimenti
e l’angoscia i sentimenti,
le farine di sorrisi contenti:
la vita accetto, basta, il dolce e l’agro;
poco fa mi sono visto nei tuoi occhi:
mi facevano più magro.
                                                                                                   Nicola Fleming
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