nel paese Valéry (estratto)

Le Temps scintille et le Songe est savoir
P. Valéry

1.  Settembre acerbo, eppure i cieli già coperti, per questo è saggio, con le case vuote, coi frigo inesplorati e lampade rotte, per questo è saggio riposare un poco, scegliere un posto d’aperitivi forti, di forchettate piene, un luogo bianco tra il grigio e la luce;

1.1.  Non c’è crudeltà dobbiamo dire, una certa allegria di pioggia piuttosto un odore di nuovo e vecchio e di passeggiate e incontri, alcune cose possono cambiare, gioie tornare, rimanere negli odori della strada della pietra e dell’erba, negli odori che riconosceremo più in là non lo sappiamo, e il piovasco assente e presente, un sentore di acqua come atmosferico, emozioni e discorsi acquei, col mare lontano sembriamo piuttosto esseri di fiume, non ci spaventa la nube finché siamo al fresco inaspettato;

2.  Luce che è ora come era quando il mondo fu giovane, una tavola fertile, paese di musica, e tu vedi, ovunque, lode a Dio cum tucte le sue creature, con gli acidi nucleici e le basi azotate, con le membrane peptidiche e le ciglia mobili, con la bella doppia elica! quando vedi la parola una casa di legno o fragile argilla, un gattonare sulla lingua, e la schiatta dei simboli è una cucciolata di pelle e corpi;

2.1.  E vennero i costruttori di mappe e diedero alla luce segni, e linee, diedero luogo a ciò che non ha luogo e diedero terra all’impronunciabile e aria alla vista stelle agli occhi, strade al piede diedero, e direzioni su cui portare il disfacimento naturale dei corpi, sepoltura ai ricordi e volume ai sogni, fecondità alla voce per foglie, alberi, mari e insetti, generazione spontanea, splendida gemmazione della voce! oppure parole che affaccendate in più meiosi si dividono, moltiplicano, riassemblano, mutano i cromosomici suoni ed eccole nuove nuove nuove;

2.1.1.  Qui tu potrai dire “Joyce” e “flusso di coscienza” e “non finito”, e io posso toccare ora i tuoi capelli e non lo saprai mai e non lo vedrai, perché è qui nella voce della carta è al sicuro dalla realtà, nella reale quadrettatura, adagiate tra questi bordi le mie mani li accarezzano li liberano e spandono sulle spalle, ecco i viali della tua biondezza che voglio aperti da questi tratti, ed io li percorro ora ed essi non esistono ma ho potere su di loro, posso seguirli per lunghi giorni adattarli alle mie dita sintetizzarli in suono, così io sostituisco i tuoi legami al carbonio, così un fonema per ogni cellula, talmente facile che rideresti, guance tonde denti bianchi, rideresti dagli occhi al collo, diresti quella sono io! davvero ero con te? mi scioglievi i capelli mentre parlavo, ero proprio io? mettevi filo accanto a filo, giorno per giorno, argomento per argomento, rivelando una sottile chioma ben catalogata? lo accetterai questo, come accettiamo settembre, le ore assegnate, i miei titoli, il ritorno.

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