macchina avveraversi

[insolitamente servirà spendere due parole a breve introduzione di questo contributo, decisamente ispirato dall’innamoramento per la letteratura “à contrainte” dell’Oulipo (santa istituzione!). Per non allungare troppo il brodo rispondendo al “di che stiamo parlando?”, ecco il link del sito ufficiale della mirabolante impresa dell’inarrivabile RQ (e compagnia…): http://oulipo.net/
Passiamo, quindi, al sodo: l’illustrazione delle contraintes che abbiamo usato e creato per questo componimento.

Il tutto nasce come una variazione sul tema dell’acrostico, in particolare si è usato nelle prime strofe l’acrostiche brivadois (vedi link sopra), utilizzando le lettere alfabetiche in un senso e nell’altro; ma si è usato anche un acrostico che chiamo “abbreviato” e che consiste nell’utilizzo di qualche lettera in più oltre alla prima del nome di riferimento per ogni verso; a volte questa tecnica si combina con quello che chiamo “acrostico orizzontale”, che si sviluppa seguendo le iniziali delle parole di un solo verso; ma anche con quello che potrei chiamare “telestico rimato”, si veda la definizione di telestico per capire al volo… Viene usata, inoltre, un’altra regola simile che chiamerei provvisoriamente “svelamento progressivo”, consistente nell’iniziare ogni parola di un verso con la prima lettera del nome di riferimento, poi la prima e la seconda e così via fino all’ultima (negli ultimi, però, la progressione salta). Nella penultima strofa, infine, mi sono preso la libertà di utilizzare il brivadois in senso alfabetico inverso applicandolo solo all’ultima parola di ogni verso, ma ogni macchina ha i suoi difettucci del resto… Ultima cosa da dire, non ho letto tutte le contraintes oulipiane e non sono, quindi, sicuro che le variazioni che presento e battezzo non siano già state escogitate da qualche altro buontempone… Sulla forma s’è detto tutto, ma alla casualità dei contenuti si deve, a volte, la vera passione che si investe in simili lavori di ricerca, e dunque accenneremo al fatto che lo spunto “materiale” è stato fornito dalla sobria e immancabile dedica dei romanzi nabokoviani.]

 

I.
Venti Zenobie
erano fuggite
rompendo strade
arraffando bellezze

Avoglia bighellonare
rinascono soltanto
eriche fragili
verso zero

Vecchio Zarathustra
eccoti fiducia
rendici simili
alle balene.

Arrendetevi bottiglie!
resto solo
e filo
versi zanzareschi.

Vecchiaia velenosa
rarefatta rampicante…

II.
Vorrei uscire
e drenare
rabbia qualunque
a zonzo

Americhe zigrinate
rimbombano qui
e dopo
versano umori

Vittoria umida
e dolce
ritorna quando
ascolterai zitta

Arabeschi zigzaganti
rumorosi quesiti
echi dolorosi
venite uniti!

Venite vezzosi venti!
rapite rapidi rami!

III.
Vivi occhi di nave
erta la bandiera
rompano l’architrave
aliti di cera

Vittime ben calve,
ettori di fiera
ruggine bivalve
aspra e menzognera

Viottoli vessati dal vertice del Verano!
Veramente versificati in vespri vari!

IV.
Vieni e ritrova allora
anche rumori ermeticamente vuoti
visita empori rigogliosi, ad
astra, ruvidi e verdi

Volteggiamo esclamando rudemente: avanti!
aprimi rossi eremi vorticanti
voltati e ridi ancora!
Amata, respinta e viva!

V.
Voglio un nome unico
elettrico tra i denti
rapido a quadrarsi
amato più di Zeus…

Vuoi Eracle?
Vuoi Eraclito?
Vuoi Eratostene?!

V…

 

Nicola Fleming