cuore e nuvola

Quasi in una piroetta
tutto va a finire;
resta solo, risalendo per la via,
degli schiocchi dei baci altrui,
una nota
– inspiegabilmente cara –

L’anima insegue
abbraccio, bacio e stretta…
Tornate! Prima che la pietra
del ricordo cresca..!
Dalla vita – in un saltello
che i tuoi occhi
schiude e serra: stella/buio –
al sottile specchio
prigione della luce;

Sei cuore e nuvola, tu,
dove l’Uomo torna Occhio
da cui tutto partiva, lì,
brilli un istante
e sei tutte le stagioni.

                                                                                                                                                             Nicola Fleming

 

io e te (nell’appartamento)

essere qui,
con molte cose nella testa,
e il disordine tutto
sistematicamente confuso
dentro e fuori

essere qui insieme a te, adesso,
tra tazzine e libri
e cucchiai
che non si trovano mai,
e i vestiti sparsi addosso
al nostro unico specchio,

sembra ogni tanto
di non dover contare
alcun minuto,
quasi avessimo distorto noi
il quadro
all’orologio,
creando strappi
al suo cammino
buoni a darci respiro

a forza di graffi
sugli occhi,
di baci sulla schiena,

come me che progetto
di versare altra cera
alla candela
perché non smetta mai
di accendersi,
perché preservi il suo profumo,

e tu che ridi e ridi
alla sua grazia
e alla mia idiozia,

ma sembra pure ogni tanto
di non poterli fermare
i secondi,
quasi fosse del tempo
il silenzio
che ci accompagna alla notte,

a forza di vino e aria buona,
tra pensieri indiscreti..

io e te qui, lontani dal mondo
che fuori dorme e si ostina
nella malinconia delle strade
e dei palazzi, dei negozi
e dei vetri,
delle finestre dietro ai gerani
appassite, assopite..

per tutti i colori appesi ai muri,
per il caffé sul fornello appena uscito,
per il burro e per il pane tostato,

e per il riflesso sul vetro
che ci disegna intrecciati,
scomposti nel blu e nel rosso
del letto, adesso..

è inutile dirsi non pensiamo,
ora che siamo qui
appesi al sonno
per il suo filo sottile,
adesso che siamo qui
leggeri leggeri
così lontani da ieri..

 

banditosenzaluna

Guglielmo di notte

Quiggiù, sotto la banca
corre il Reno
e poco manca,
a passar la notte almeno.

Viene il tempo di cercare
ciò da non dimenticare

Quiggiù sotto il tombino
il Reno viaggia
vedi un pochino
se la sabbia torna spiaggia.

Viene il tempo di cercare
ciò da non dimenticare

Quiggiù sotto l’asfalto
il Reno vaga
l’amore alto
non è mai più della strada.

Viene il tempo di trovare
quel da non dimenticare

Qui sotto il marciapiede
il Reno corre!
E lei ti chiede
se dai scacco con la torre.

Viene il tempo di trovare
e non più dimenticare

 

                                                                                                                                                            Nicola Fleming

nera nera

nera nera di pece e di ore
come il tempo che è appena passato
sopra il foglio svoltato,
pieguzzato per bene,

fuori di qui c’è il sole –
giustamente mi dici che è quello
il suo posto –
ma fuori di qui non vale
se dentro poi è così nero,
nero nero..

come te, che sei nera,
che sei quasi conforto,
come il cigno al penultimo canto,
ti cerco e per poco ti sfioro
dietro l’ultimo verso

ma la pagina è solo una pagina,
e il dolore è dolore,
come il fumo e le ore va via,
mi dici, è così

come il libro che abbiamo comprato,
messo in pila,
a dormire in disparte,

nera nera, di polvere e sole,
per il tempo che ancora saprò..

 

banditosenzaluna

commiati quotidiani

Che luminìo vuoi che ritorni,
quando,
solo pochi giorni
ti separano dall’ora in cui
il legno si è fatto caffè

E chiama chiama il mar, piccolo re…
chè l’alba non sarà che un pesce strano
e tra un salto fuori e l’altro
se lo rapisce il cielo piano piano…

E anche un po’ del mio,
in quel cielo affonda affonda…
adieu, mia Terra tonda,
addio tanghèra
che mi porti in ronda.

Scavate in quella barca
carena ben profonda;
con sonagli di balene
si adorni la mia tomba.

 

                                                                                                                                                             Nicola Fleming

notturno

Tu che sei vento Maestro
stelle e tegole rotte
tu che scegli gatti al vespro
per cantar la notte

Giorno figlio delle stelle
a cu il vento ormai
cuce lacrime sorelle
per i nostri guai

Soffia, soffia alla finestra
che il mio cuore chiede
soffia e fai di sogni belli
la notturna neve

Neve cadi piano, piano sulla piccola stanza
sulla fronte di chi dorme sciogli tua sostanza

Bacia lei che ha sulla bocca vento, notte e pianto
Torna poi sopra le labbra dove è scritto un canto

Neve, vento, notte, sogno
alti cavalieri
dei tuoi occhi hanno bisogno
lungo loro sentieri

Vita incendia il mio domani, ma conserva ieri.

                                                                                                                                                                                                                          Nicola Fleming

zumo de naranja

una ragazza beve fiocchi di neve
da una coppa di sospiri
mentre intreccia ghirlande di oro nero
sulla testa del suo amore di pietra
ridotto al silenzio da uno sguardo
svuotato della gioia di sentire
che la vita sta tutta nella linea
del destino, ha una casa da prima
che ci affacciassimo sul mondo
da una porta laterale
dimenticata nel castello dei nostri sogni
quando chiudere gli occhi e lasciarsi
senza una direzione, era parte del tutto
che ora sfugge, che si confonde,
che non lascia tracce, né memoria
una malattia che non pensavamo
di dover temere
una pagina bianca senza menzione
un rischio calcolato
un vuoto a perdere
un colpo di pistola
vibrato in mezzo al fitto della sassaiola
partito per errore
per tutta la pioggia che bagnava quelle dita
è bastato distrarsi
e si è accesa la scintilla
dall’acqua, il fuoco
abbiamo compiuto il miracolo
dolce amore di pietra
nei miei ricordi di sabbia
sparigliati da un refolo di nebbia
che la natura severa teneva in serbo
in gran segreto
per celebrare la nascita di questa unione
con la caduta
il dono più prezioso
di quelli che daranno frutto più in là
quando saremo giovani
e avremo dalla nostra gli anni per capire
dolce amore di pietra
è rimasto l’ultimo respiro
denso come goccia di nebbia sull’orlo
del bicchiere screziato dai segni delle mie unghie
perché l’ho stretto e tenuto come si fa con la spada
come si improvvisa una preghiera
che sappia di tutto quanto è giusto dire
io ci ho provato, nel cuore della notte a piegarmi su di te, statua
che avevi la fronte serena quando sei partito
tradivi appena un’ansia della voce,
quel dolore prezioso e risplendente
nella collana delle tue perle da uomo,
una rarità che mi faceva dire, con
orgoglio e rassegnazione, di essere unica
ci ho provato, ma
non ho saputo spingere quella voce
più in alto del dovuto
ho mancato il coro degli angeli
e di tutti coloro che vivono nei nostri ricordi
ho schivato te e me dall’altra parte
la possibilità che non ci siamo ripromessi
però vedi
la piccola Ledi mi ha regalato una delle sue vite
dice che dovrei farmi piccola, invisibile
e ritentare, finché non riesce.
Vedrò se posso
farò la mia parte
riprenderò le scritture di un tempo a memoria
sacrificherò la mia indipendenza
per un giorno intero
e porterò il fuoco che nessuno ha mai cercato
nelle profondità di questo oceano di pensieri
nella speranza che il male guarisca
e la cicatrice del taglio che inciderò
in superficie resti,
a ricordarci il prezzo del miracolo
che stiamo inseguendo
che ci guarda, sognante
dalle porte del giorno che non rivedremo
mai più.

 

bizzarro