disgelo

Dove? Dove serra la morsa la neve?
Dove cadono i petali dal faro?
Dove sventolano i triangoli sussurrando
al nero dei tavolini?
Dov’è il seme di ogni notte?
Dov’è la nave dell’infanzia, la collina colorata,
il cuore vorticante?

Dove riposano le onde,
dove succhiano il latte le stelle,
dove prendono fogli i colori… …

Ascolta! Ascolta!
sbocciare d’eterno le promesse dei fiori.

Non qui nella mia testa
dove s’inventano i giovedì,
dove un pensiero si impantana
per ogni piega del lenzuolo.
Sentitemi un poco:
studenti stipendiati
poliziotti travestiti da promenade
tragici umoristi
bevitori della domenica
dittatori dele cose,
se vi scioglieste assieme a questa neve
troverei un sentiero
non più sommerso?

Un sentiero su cui venire a te,
come tornano i libri agli scaffali
alla fine di tutte le storie
richudendo il proprio cuore ormai strappato,
…… e tornare…
uno con il mondo.

 

                                                                                                                   Nicola Fleming

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il fiume

L’altra sera hai detto
che saresti potuta finire
fuori dalla porta, ed io
così sorpreso
con una mano a coprire
sfiorata da quel diluvio del mattino
aveva piovuto così tanto
che le nuvole reduci poche
se ne restavano in disparte
con il cuore trafitto, ferme ad aspettare
che il fuoco le trovasse, e l’eco dei nostri sospiri
riverberasse confuso salendo a riempire quei vuoti

il biglietto, confuso
diceva: potrebbe essere
la corda
il coltello
lo straripare di un fiume
immergere la punta del piede, nel fiume
sostenere il suo sguardo
tenendosi lontani, credendo di barare
di fare il nostro gioco,
seguendo le tue regole
l’ultima mano:
potrebbe essere
il fuoco che mi fa perdere la strada
ho pensato al modo che avresti scelto
per andartene
ho fatto del mio meglio, ma non voleva saperne
di andare, la sensazione che fosse tutto inutile
ogni parola detta, scritta, ogni mio verso
sterile, come i disperati che non possono avere figli
e non avendo mai studiato scienze
non possono applicare le fortune del mondo al loro caso.

Ora che ci penso:
potrebbe essere stato questo, anzi
lo so
ripeto potrebbe
il pensiero che noi saremmo finiti
come quei disperati lì
ricordo le ultime parole dette
fra noi
e la tua voce, suonava pressappoco:
caro, non ricordi più di essere un dottore?

Sono andato al fiume
sulle mani avevo scritto i nomi del tuo elenco
per non farmi cogliere impreparato, con te non si sta mai tranquilli
ho sospirato, aspettando che il cielo si oscurasse, da quella parte,
poi, fermo sul ciglio della strada
ad aspettare un segno, qualsiasi cosa
un incidente, la voce di qualcuno alle mie spalle
e poi ti ho vista
quell’ombra così lunga che continuava ad allungarsi
sembravi una nota musicale che affretta il passo per evitare di spegnersi
ed era quasi buffo pensarti lì distesa
incapace come al solito di riconoscere il tuo limite
credendo che potessi essere così veloce da fare abbastanza in fretta
prima che l’acqua potesse richiudersi
su di te
ma non temere
sono di nuovo qui, sono io
come tutti gli anni
di questo giorno
o forse è il contrario
tendimi la mano
ho bisogno di qualcuno che mi attiri
che mi voglia, che sia in attesa
mi immergo fino alla punta delle ginocchia
lascio scivolare i gomiti, l’acqua mi accarezza le braccia
e ricopre le mani
il fiume si tinge di inchiostro
facendomi dimenticare tutti quei nomi
devi essere qui, ad ogni costo
non avremo un’altra possibilità
devi essere tu, piccola mia
l’acqua mi arriva alla testa
è facile e leggera come un sospiro
oh, devi essere senz’altro tu piccola mia
non avremo un’altra possibilità
aspettami solo un altro po’, devo solo chiudere gli occhi

Sono appena tornata a casa
e lui non c’è
non ha lasciato un biglietto
sono preoccupata
so bene cosa dovrei pensare
il telefono è lì
devo solo tendere la mano
ma non voglio
un tuono, poi la pioggia
sembra che abbia fatto appena in tempo
e lui?
so cosa dovrei pensare
mi siedo, lo osservo
faccio quel numero
dall’altra parte una voce
è come un brutto taglio che riaffiora
pensavi fosse solo la tua pelle, invece era tutta la tua vita

Dottore? Credo che l’abbia rifatto
è sceso nuovamente giù al fiume
in cerca della nostra bambina
non riusciva a darsi pace
mi dica che ritornerà, la prego
dottore
se non può farlo
almeno può garantirmi
che stanotte smetterà di piovere?

bizzarro

il tempo che mi devi

Prenditi tutto il tempo che mi devi
è una scelta che devi fare
senza pensare
abbraccia il cambiamento
oppure lasciati passare
dall’altra parte
il cielo è una ruggine che non viene via
e l’ultimo rintocco della campana
cerca di propagarsi tra le nuvole
in cerca del suono
che l’uomo che batte con il mento sulla terra vuole riprodurre
dopo averlo lusingato vanamente
braccato come un ladro per le colline
e quando le sue dita hanno schivato la sua schiena
quello si è girato e mostrava il tuo volto
fisso nel tempo
la bocca aperta
in posa, come da fotografia
per uno scatto che non ho mai conservato,
nell’istante indelebile
in cui ti sei piegata, sussurrandomi all’orecchio
le parole “potrei essere qui per te”
e credo fermamente che lo stallo nella tua decisione
si fosse propagato, sulle sue ali malferme
fino alla porta della canonica
sorpreso il padre alle spalle
e dopo aver fatto il giro della sua testa
steso le rughe di quella fronte ampia
e aggiunto un tono di grigio
ricordandogli il giorno in cui aveva preso la sua decisione
e tutto quello a cui doveva rinunciare
ha sospirato, per quel fragile cuore perduto
e dopo un’esitazione, infilata la chiave nella toppa
ha sprangato l’ingresso
girandola finché il suono della punta che toccava echeggiando il blocco
non lo ha riportato tra noi
al che non gli rimaneva altro che girare anche le spalle
al suo presente, e a ciò che una scelta dolorosa comporta
e non lo hanno più dissuaso
le voci provenienti dalla canonica
e la condanna della loro prigione
perché senza uno che si premuri di fare il lavoro
l’amore è solo una promessa
fatta di aria che percuote il fianco delle colline
il luogo in cui tutti si ritrovano
l’umanità che vive per inseguire fantasmi
persone come te e me
che non ci stanchiamo mai troppo
come ladri nella notte
sicuri che l’ultima parola non verrà mai detta
e male che vada serberemo intatto l’onore
per quanto abbiamo di più caro,
questa lontananza inesprimibile
che nel silenzio ci mantiene uniti.

bizzarro

senza titolo

adesso, come ogni sera,
con la sete negli occhi,
cerchiamo di ricucire
il tempo andato,
qualche goccia di vino buono
può bastare
a ripagarci l’attesa.
quasi fosse vetro sottile
questo filo che lega
il mio sonno al tuo sonno,
la tua bocca e la mia,
beviamo senza pensare
quel che resta nel fondo,
al resto, con l’animo quieto,
penserai domani.

 

banditosenzaluna

una poetica

A toglier le tonsille
me ne vado in centro – sì
ma dentro un bosco;
reti strappate cadono dalle pupille
residui in mucillagine di un sogno fosco…

Certo, il caso è che…
ci sarebbe, poi, una donna – Basta.
Da qui non oltre.

Questi versi son già cosa fasulla,
perché raccontano qualcosa
invece di dir nulla.

                                                                                                                                                                 Nicola Fleming

parole d’amore scritte a macchina

Eccoti qua,
il meglio che questa faccia ti può dare,
e le corse, e le salite,
eccole qua
alla fine del passo
che non osiamo mai, che non vuoi fare,
alla fine di questo vetro bagnato,
e di tutte le cattive impressioni
che mi tengo,

a spasso per i grandi viali,
con la borsetta sottobraccio,
sfili come le grandi attrici
di una volta,
e nessuna sarà mai
alla tua portata,

ma tu stringiti un po’ di più
al suo cappotto,
e vai tranquilla con la bocca
abbottonata,

saranno pure gli altri
a non vedere, a non sentire..

cosa importa se è passato
un altro inverno, cosa importa,
tanto non tornerai
più come eri,
non torneremo più
come eravamo..

non piangere, coglione,
ridi e vai,

non ti risponderò
neanche stavolta, e forse
mi vorrai un po’ più bene,

a spasso, per i grandi viali,
con l’espressione incappottata,
come le belle dive di una volta

di queste belle frasi scritte
a macchina,
di questa faccia qui
che non vedrai

scordati domani,
e per incanto,
non le ricorderò
mai più..

 

banditosenzaluna

senza titolo

Grazia nel mio deserto
le ferite non ti scoraggiano
maschera per ogni volto che ho indossato
quiete di un’ora
scandita dal mio sorriso spento
sulla bocca dei tuoi baci assenti
la polvere dei ricordi si fa pietra
ed io mi ritrovo dopo tanto cercare
l’ispirazione è la mia qualità di pietra,
che attende il mattino
che riposa, limpida
come se non le importasse
e le offese che serbi, nutrendo il tuo rancore,
le importano ancor meno
ogni cosa scivola in secondo piano
basta sollevare lo sguardo da terra
e accorgersi che le pietre sopra il verde
non sono le offese che il cielo ha scagliato
contro la natura dei bassifondi
se guardi da vicino comprenderai
che ogni singola goccia nel mare che si è riversato su di noi
è frutto del legame che la mia qualità ha stretto con il creato
la più tenue sfumatura è un sedimento
di polvere che ha lasciato i miei ricordi
restituendo un po’ di colore, ed ora sta tutto lì
a cominciare da uno sguardo, una tavola imbandita
a cui prendere posto è semplice
come immaginare che un giorno
le strade saranno fatte così, e noi fileremo via
bambini inquieti che non sanno cosa sia la lentezza
tutto questo perdersi in parole
opere e omissioni
quando c’è questa rigogliosa natura che si affaccia da dietro il sole
e ci sta chiedendo di tuffarsi, di rischiare
e pretendere il meglio che si può
ma io da solo non posso
ho bisogno di una stretta di mano
del tuo tocco particolare
e dell’aria che respiro
da solo in quest’ordine

bizzarro